cuoco a domicilio articolo giornale

Michele Cuoco a Domicilio in prima pagina su Il Mattino

Le sorprese e l’emozioni non finiscono…. Il quotidiano IL MATTINO mi ha dedicato questo favoloso articolo, grazie al giornalista Marcello Napoli

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Paestum cuoco a domicilio

Ricettario della storia Paestum in un piatto

Cantiello: sono un cacciatore dei sapori «classici» raccontano il territorio, la sua cultura e le tradizioni

Michele Cantiello è nato ad Agropoli, ma vive a Paesi uni. Il tappeto volante della sua passione è decollato nella cucina della mamma, tra i racconti del papà sulla storia dei Lucani e dei Romani, tra le mura e le tombe nel museo archeologico: “Di alcune, quelle meno conosciute, ho ripulito colori e disegni”. Ha studiato come restauratore, ma ha tenuto sempre nel marsupio dell’anima, odori dell’orto di casa, erbe e prodotti della “piana”, in un continuo dondolare tra antico e contemporaneo. Da anni Michele si divide tra un impiego part time e la sua continua ricerca di tradizioni da spolverare e gustare. Lo abbiamo visto a «Sereno variabile» su Rai 1 e a «Easyrider», a cucinare prodotti di terra e di mare.

Ha scritto un libro «Storie che si trasformano in ricette»: non è il solito prontuario promozionale, ma una piccola missione non impossibile.

Lo spiega nella prefazione: «Questo libro nasce dalla riflessione avuta a seguito di una vicenda che mi ha colpito. Ho una cara amica che sta attraversando un periodo difficile che nessun genitore vorrebbe affrontare, così come nessun bambino dovrebbe mai conoscere». Il senso è chiaro: il libro serve per offrire consigli di cucina nostrana, veloce, senza arzigogoli di spume e azoto e orpelli, tra i nostri prodotti e a soprattutto a beneficio di questa mamma e figlia. Ma torniamo al ricettario raccolto in questi anni: tutti sappiamo cosa sono i cavatelli e come si preparano; ma i ndunderi? Pezzetti cavati e passati su una forchetta o su un attrezzo simile a un piccolo pettine; ecco le righe che abbracciano il sugo e i gusti. Cos’è una bruschetta cilentana rivisitata? Un buon pane caldo, l’olio del Cilento interno, un fico tagliato con la sua buccia verde e i gamberi ben puliti, sgusciati e tuffati per 30 secondi in acqua calda; il tutto accompagnato da una perla di ricotta di bufala. La terra che incontra il mare potrebbe essere il titolo di un capitolo di gastronomia e dei menù di Michele che è “Cuoco a domicilio”, in giro per l’Italia: la triglia su un letto di ricotta e gocce di pistacchio; i cavatelli in un vortice di pezzetti di calamaro, zucchine e fiori di zucchine; spaghettone con cozze, pecorino e menta, per la non parlare dei frutti di mare uniti ai legumi.

Nella sua cucina e ricettario, raccolto negli anni, dove molto appartiene alla tradizione orale e altro ancora alla ricerca sul campo, gli ingredienti ricordano il matrimonio, la teoria di convitati, la musica e danza de«’Oguarracino», una giostra contemporanea senza litigi, anzi nel senso antico del convivio. Un amore condiviso dalla moglie Rosanna e dalla figlia Chiara: «A sei anni impastala farina e incava i pezzetti, sotto gli occhi della mamma; per lei un gioco, ma si applica con un’attenzione direi professionale», racconta mentre prepara i suoi attrezzi per la prossima cena a Roma, dove è spesso in missione. «Non sono solo gli italiani a gustare i miei piatti che poi sono quelli della tradizione ma sempre con un tocco personale; in maggioranza sono americani o persone del Nord Europa che non si accontentano del solito brand “spaghetti e pizza”, magari con sottofondo di mandolino; ormai sono esigenti. Non è difficile accontentarli con i nostri prodotti, in particolare i latticini di bufala, i carciofi, i pomodori e prodotti degli orti. Cosi come la fama di Virgilio, ma in positivo, il buon nome circola e io, dopo varie esperienze a Paestum, dove si lavora solo nei mesi estivi, sono richiesto spesso per tutto l’anno e non solo in Campania o nel Lazio. I piatti più gettonati? La panella di tre chili, svuotata e riempita di pasta mischiata con i fagioli. Una mia sfida personale è l’amatriciana con i datterini gialli, i nostri, quelli coltivati alle falde del Vesuvio».

Fonte: Il Mattino

 

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